May 20, 2018 Administrator 0Comment

 

Questa la motivazione della giuria:

Progetto per S. dell’esordiente Simone Burratti è un libro che si sottrae programmaticamente ad ogni tentativo di riduzione schematica e mette al centro, problematizzandoli, gli assunti più ovvi su cosa sia o possa essere un libro di poesia. Non solo perché alterna abilmente la prosa e la scrittura in versi, o perché alterni prose narrative ad altre  più recenti strategie di abbassamento e straniamento retorico, ma anche in quanto spicca per una caparbia profondità di risultato: Progetto per S. non è un libro fra i libri, perché non si vorrebbe scritto (per dirla con un’espressione di una poesia ultima di Mario Benedetti) con “le parole in posa”; ma è invece il sincero e – a tratti tragicomico – tentativo di attraversamento del nulla. Tentativo che conduce queste pagine ad essere, al di là di tutte le retoriche, ( come ci ricorda la bellissima prefazione di Stefano dal Bianco) esperienza di una parola nuda che ha il coraggio di porsi inerme e vera di fronte al lettore.

 

 

Questa la recensione della 3B del Liceo Scientifico “Flaminio” di Vittorio Veneto:

 Fabio Donalisio, Ambienti saturi (Amos Edizioni, 2017)

«Tanatoestetica». Così Donalisio definisce la poesia lirica nella nota finale della sua opera Ambienti saturi, cioè come un vano tentativo di rivitalizzare qualcosa di morto, che non esiste più. In accordo con ciò, sempre nella nota, viene esclusa ogni allusione a persone o cose: il libro infatti non presenta riferimenti privati all’autore; l’Io risulta assente in quasi tutta la raccolta, tranne che in alcuni testi in cui, mediante delle citazioni in corsivo, sembra essere l’autore a parlare in prima persona. Siamo dunque di fronte a una poesia costruita sull’assenza.
Un importante tema è proprio il contrasto tra pieno e vuoto: il libro stesso è strutturato in uno stile spoglio, lasciando spazio solo all’essenziale. La sensazione trasmessa fin dall’inizio è quella di volersi distaccare razionalmente dal mondo, eliminando il superfluo e l’accidentale, reagendo all’altrui desiderio di visibilità nascondendosi. Partendo dal vestibolosi crea un percorso da uno spazio ampio verso uno più intimo e protetto, il ripostiglio. Grazie a tali ambienti l’autore riesce a rendere un altro concetto, quello di presenza-assenza. Un emblematico verso riassume il suo pensiero: «esserci dove non ci sono». Questa idea rende la paura di non essere all’altezza degli altri, poiché il nostro è un mondo che ricerca solo l’apparenza.
Un altro significativo punto della sua raccolta si focalizza sull’incapacità di collocarsi nel tempo e nello spazio: «noi – vuota entità pronominale – noi / ce ne vorremmo solo andare». L’impossibilità di trovare un filo conduttore fra le cose genera conflitto fra sé stessi e gli altri: «quanta morte quanta / costernazione: rifiuto dell’effetto / del pensiero dell’azione». In modo efficace e diretto capiamo come l’incapacità di ragionare prima di agire sia la causa della sofferenza e della morte interiore. La guerra è quindi l’espressione della consapevolezza della mancanza di senso. Tuttavia in altre poesie è possibile riscontrare alcuni appigli positivi tra i quali l’amore e la ricerca di una via di scampo. L’esempio più notevole è rappresentato dall’ultima poesia, e in particolare dal verso «che tanto non lo sanno, dove cercarti», in cui è racchiusa la soluzione al problema dell’intera raccolta, ossia il fuggire dall’esistere, sottraendosi al mondo.
Il tema principale del libro è riscontrabile anche nella metrica: sono infatti molto numerose le rime interne, nascoste, e la loro disposizione è in grado di creare un’idea di mimetizzazione, anche se poi in ogni poesia l’ultima parola è in rima. Anche il frequente uso di incisi e parentesi rimanda al tema della marginalità e dello scomparire, esattamente come l’assenza di lettere maiuscole. Lo stile dell’opera è piuttosto semplice dal punto di vista lessicale ma concettualmente molto più articolato. I non scontati enjambement conferiscono ritmo alle poesie, quasi tutte composte da un’unica strofa, e sono in grado di far soffermare il lettore su una parola o un concetto. L’autore fa inoltre pochissimo impiego di punti, che in tutto il libro sono solamente cinque. Nel vestiboloc’è una citazione della poesiaNon chiederci la paroladi Montale, però modificata: in Donalisio «la parola che squadri» diventa «la parola che taglida ogni lato».
E così fa Donalisio: tagliando e togliendo, arriva all’osso della poesia.

 

 

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